Silenzio e commozione per i 5 morti di Barletta
Quanto basta per vedere di persona lo spazio vuoto lasciato dal crollo della palazzina di via Roma, dove il 3 ottobre sono morte le quattro operaie che lavoravano in un maglificio ricavato nei locali a piano terra e la figlia quattordicenne del titolare.
Eppure, è inutile nasconderlo, qualche motivo di preoccupazione c’era, non foss’altro che per il dibattito che un mese fa s’era alimentato intorno alle parole pronunciate da Napolitano nell’immediatezza della tragedia, quando s’era appreso che le quattro operaie lavoravano in nero e in condizioni che Napolitano definì «bestiali».
Nella mezz’ora abbondante che Napolitano ha dedicato ai rappresentanti delle istituzioni locali e alle famiglie delle vittime, s’è parlato soprattutto di lavoro, ovvero del fatto, sottolineato da tanti, che «Barletta non può essere additata come la città del lavoro nero»: un po’ quello che, seppur con qualche contorsione lessicale, provò a dire un mese fa il sindaco, Nicola Maffei, subito redarguito (proprio per vie delle contorsioni lessicali e del sottinteso giustificazionismo) dal presidente della Regione, Nichi Vendola.
E anche quando in tanti sono tornati sulla piaga del lavoro nero, cercando di strappargli una frase del tipo «sta pure al Nord», lui, al massimo, ha annuito, ma soprattutto quando gli interlocutori hanno provato a dire che si tratta (il lavoro nero) di un fenomeno che sta un po’ ovunque.
Fonte:
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDCategoria=2699&IDNotizia=467935


